DMF 2019: LE MOSTRE

MOSAICI e ISTANTI URBANI

Maurizio Galimberti e Giorgio Galimberti

foto di © Maurizio Galimberti

foto di © Giorgio Galimberti

Maurizio Galimberti, oggi considerato il massimo esponente italiano di quella corrente artistica che utilizza la fotografia istantanea per esprimere la propria creatività, in occasione della ottava edizione di Dalmine Maggio Fotografia, espone per la prima volta insieme al figlio Giorgio. Per entrambi la passione da sempre per la fotografia, l’iniziale uso dell’immagine istantanea, del sistema Polaroid che porterà poi ognuno su due percorsi di ricerca artistica differenti, rendendo i due stili fortemente personali e riconoscibili. Due mostre, “Mosaici” e “Istinti urbani”, dialogano tra loro in un unico ambiente. Due linguaggi, due modi diversi di raccontare e restituire la realtà: scomposta e ricomposta tramite gli scatti di istantanee, per l’uno; rielaborata in una contaminazione tra analogico e digitale attraverso la manipolazione fisica, per l’altro. L’unicità delle opere, il tratto che le accomuna.

 

Maurizio Galimberti, da sempre appassionato di fotografia, inizia la propria ricerca per mezzo di una fotocamera a obiettivo rotante, utilizzando una classica pellicola analogica. Con l’arrivo degli anni Ottanta, poi, che eleggono la Polaroid a nuovo metodo d’indagine fotografica, fa della Polaroid e dell’Immagine istantanea il filo conduttore della sua intera carriera artistica tanto da diventare, nel 1991, testimonial ufficiale di Polaroid Italia ed essere nominato “Instant Artist”. Reinventa la tecnica del “Mosaico Fotografico”: le sue opere sono storie di particolari, immagini di intimità umane ma anche storie di luoghi, architetture e città. Attraverso il “ready-made”, di duchampiana ispirazione, restituisce invece attualità e modernità a oggetti del passato. Ha esposto in tutto il mondo e le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni di fotografia. Anche il figlio Giorgio fin da piccolo, in un clima familiare aperto all’arte e alla creatività, comincia ad avvicinarsi alla fotografia attraverso le Polaroid, scoprendo la dimensione giocosa di questo supporto
fotografico che lo porta a sperimentare possibilità di manipolazione e alterazione dell’immagine istantanea. Dopo un periodo di qualche anno di allontanamento dal mondo della fotografia, ritorna alla sua prima passione avvicinandosi alla fotografia digitale senza mai abbandonare del tutto quella analogica. Sperimenta con il bianco e nero, gioca con la luce e con l’accostare corpi e attimi di vita a visioni astratte di architettura.
Numerose le sue partecipazioni a mostre personali e collaborazioni con importanti gallerie d’arte Italiane e Internazionali che gli hanno permesso di
entrare nella fotografia autoriale.

 

MOSAICI

Maurizio Galimberti
Nei “mosaici” di Maurizio Galimberti, tutti realizzati con il sistema Polaroid, il soggetto fotografato, che sia un ritratto di un personaggio famoso, un’architettura o un luogo, è scomposto/composto in diverse tessere della stessa dimensione ma di numero variabile tra un’opera e l’altra. In ogni scatto, in ogni tessera viene colta una parte del tutto. Ogni tassello è poi ricomposto sapientemente con gli altri, in una particolare sequenza scelta dal fotografo. Accostate l’una alle altre le tessere dei mosaici restituiscono così un immagine dinamica, ritmica, quasi tridimensionale, che nel caso dei ritratti di personaggi è capace però di cogliere e restituire la parte più intima e i tratti più significativi della personalità. Un ritmo che scompone e ricompone immagini e volti in cui ogni frammento è essenziale e indispensabile alla rappresentazione del tutto.

 

ISTANTI URBANI

Giorgio Galimberti
Attraverso la sperimentazione del bianco e nero Giorgio Galimberti perfeziona i suoi gusti e, memore della lezione dei grandi maestri della fotografia, si avvicina ad una visione del mondo incentrata prevalentemente sugli effetti della luce sui corpi e sui paesaggi urbani, riprendendo alcuni elementi tipici
della street photography rielaborandoli in funzione di un linguaggio fotografico moderno e narrativo che unisce agli scorci di vita quotidiana le visioni sospese dell’architettura urbana, in una dimensione quasi onirica e surreale.

 

“Spazio Greppi” – Piazza Caduti 6 luglio 1944

Sala espositiva "Spazio Greppi"